
Questo inizio d’anno sono stata in ascolto, senza attivarmi alla ricerca di buoni propositi, parole dell’anno o pensieri di partenza che poi creano aspettative per me non sempre benefiche. Questa volta non ci sono cascata, ma sono rimasta in ascolto e sono arrivate a me delle consapevolezze con cui sto convivendo in questi primi giorni di gennaio, consolidate da alcune opere emerse in un laboratorio di arteterapia. Per una vola sono stata dall’altra parte, ho ricevuto ed accolto l’attivazione guidata da un’altra persona e ho ri-vissuto quella magia che si crea grazie alla sperimentazione dei materiali artistici.
Sono partita dalla scelta di alcuni sassi che poi ho toccato, manipolato e colorato, poi li ho avvolti in un foglio di carta leggero che ho colorato con pastelli a olio di colori preziosi e acquarelli. Soprattutto mi ha colpito il mio gesto spontaneo di racchiudere i sassi all’interno della carta, apri e chiudi e finalmente è arrivata un’intuizione: tutto il peso del sasso non sta nel sasso in sè, perchè la vita è fatta di sassi, ma dalla carta che io gli metto intorno: i pensieri, le pre-occupazioni, i commenti, le considerazioni ecc. Con i sassi si può convivere, mentre continuare a pensarli e provare a combatterli, invece, risucchia molta energia e diventa più problematico del sasso stesso.

Ho poi notato come il sasso centrale fosse diventato prezioso con tutto quell’oro e perciò come a volte anche la cosa più faticosa può contenere anche qualcosa di buono: quando viene accettato il compromesso della sua pesantezza, è possibile riconoscere anche altre parti che non si erano viste o considerate. Spostandolo poi, ho scoperto uno spazio bianco, uno spazio vuoto, quel vuoto su cui ho lavorato tanto tempo e che spesso ritorna nelle mie opere… Un vuoto in questo caso che mi dà una sensazione di pace e serenità, ho perciò poi fatto il suo contorno e scoperto come da un pieno si può passare a un vuoto e viceversa e perciò come una cosa non escluda l’altra ma anzi può farla risuonare, anche nella sua assenza, perchè c’è, anch’essa.
Inchinarsi vuoti al vuoto, nel toccare la terra con la fronte, sfilarsi pensieri, preoccupazioni, ansie, timori e non sostituirli con altre attese e altri concetti, entrare nella meraviglia della prima volta. Chandra Livia Candiani “Il silenzio è cosa viva”
Perciò inizio l’anno con queste consapevolezze:
- che l’arte (e soprattutto l’arteterapia) aiuta sempre a far emergere nuovi pensieri e ad aprire nuove possibilità che non si erano immaginate
- che si può convivere con i sassi, riconoscerli e non combatterli (conVivi con sassi)
- che posso investire la mia energia in altro, invece di “combattere” contro le cose
- che se scelgo di non combattere, scopro qualcosa di nuovo e magari anche uno spazio di pace
Che sia un anno ricco di immagini, forme, vuoto, possibilità, azione e non-azione, colori e spazi di pace.
“Sariputra, la forma è vuoto, il vuoto è forma; il vuoto non è diverso dalla forma, e la forma non è diversa dal vuoto. Ciò che è forma, è vuoto, e ciò che è vuoto, è forma.”
Il Sutra del Cuore (Prajñāpāramitā Hṛdaya Sūtra)
