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Andiamo dove ci portano i colori

Non ti sforzare di capire tutto. Andiamo dove ci portano i colori. Chiudi gli occhi. L’arte è tutt’intorno a noi, sempre.
Sonia Delaunay

Ecco il planning delle attività per questo inizio anno 2021. Sotto all’immagine trovate tutte le informazioni per ogni attività proposta!

L’ARTE NEL CUORE – Percorso di arteterapia per adulti. Se vuoi saperne di più clicca qui

CORSO DI DISEGNO ONLINE – Per informazioni sul corso clicca qui

IL VIAGGIO CREATIVO – Per maggiori informazioni e iscrizioni clicca qui

VIDEO PERCORSI PER BAMBINI – Per conoscere meglio la proposta clicca qui

Buon inizio d’anno creativo!
Viviana

IL VIAGGIO CREATIVO

A settembre è cominciato un nuovo cammino e gli educatori e gli insegnanti lo sanno bene.
Chi si occupa di un lavoro educativo nelle scuole ma anche nei servizi educativi, sociali o sanitari sa che il normale viaggio che intraprendiamo magari da anni nello stesso servizio, quest’anno sarà su un sentiero che è oggettivamente un po’ più in salita del solito.
Per questo collaboro con Associazione Metas con la quale abbiamo provato ad allargare lo sguardo oltre a noi per capire se quello che sentivamo noi era diffuso. Abbiamo raccolto molte impressioni e riflessioni, preoccupazioni e incertezze che per il viaggio scomodo e irto che stiamo facendo. 
Abbiamo allora pensato che ci vuole un buon equipaggiamento per attraversare questo anno.
Lo zaino è lì che ci aspetta, ma cosa ci mettiamo dentro quest’anno? Quali competenze? Quali abilità?  Quali sono i bisogni essenziali che abbiamo? Ma anche quali sogni e passioni personali?
E quale mappa seguiremo? 
È possibile avere almeno una bussola per questa navigazione?

Non è facile rispondere a queste domande vero? No non lo è perché non sempre le risposte arrivano dalla mente razionale e cognitiva, quella che mettiamo al primo posto in tutto, e una domanda si è fatta sempre più strada in questi mesi: siamo sicuri che dobbiamo sempre sapere tutto prima? E’ possibile anche ora, stare in ciò che accade con quello che siamo e sappiamo fare?
Ma allora chi conosce le risposte a queste domande importanti? Dove trovarle?
Ci sono luoghi dentro di noi che le risposte le hanno già e che vanno semplicemente contattati per poterle ricevere. Come fare?
Da maggio 2020 stiamo integrando arteterapia e pedagogia in incontri che permettono di centrare il proprio ruolo professionale attraverso delle esperienze pratiche e creative, rilette alla luce della necessità di capire come portiamo questi nostri saperi nel nostro lavoro.
Da questo percorso nasce IL VIAGGIO CREATIVO, una formazione online pensata per educatori ed insegnanti che vogliano prendersi cura di loro stessi per abitare meglio il proprio ruolo professionale.
COM’E’ ORGANIZZATO IL PERCORSO?
Abbiamo in calendario degli incontri in diretta per un piccolo gruppo di educatori ed insegnanti che abbiano il desiderio di alternare il pensiero analogico dell’arte con quello logico della pedagogia, per mettere nero su bianco, colore su colore alcuni aspetti professionali facendoci aiutare dalla metafora del viaggio e c’è la possibilità di partecipare anche al percorso con la registrazione degli incontri.

Come in un viaggio c’è da preparare uno zaino, da capire su che mappa ci si muove e avere con se la propria bussola personale, capire che capienza ha la nostra borraccia, quali desideri ci abitano.

La prima formazione su LO ZAINO è gratuita e aperta a tutti: potete vederla QUI.
Gli incontri successivi:
LA MAPPA – il territorio in cui ci muoviamo con i suoi confini, con la possibilità di esplorazione che permette –  acquistabile come formazione online registrata (puoi farla quando e come vuoi)
LA BUSSOLA – una necessità per orientarci è capire quali sono i nostri punti cardinali. una bussola da usare per orientarsi sempre – acquistabile come formazione online registrata (puoi farla quando e come vuoi)
LA BORRACCIA – che cosa ci muove nel nostro lavoro? quali sono i bisogni che soddisfa? I nostri e quelli dell’altro – acquistabile come formazione online registrata (puoi farla quando e come vuoi)
LA STELLA COMETA – i desideri hanno sempre un posto nel nostro viaggiare come nel nostro lavoro – incontro in diretta il 22 dicembre ore 18.00 oppure in differita

Vuoi avere un’idea? 
partecipa al nostro gruppo Il Viaggio Creativo su Facebook.

Il costo di ogni incontro è di 15 euro.
Puoi scegliere di acquistare tutti e 4 gli incontri o solo quelli che ti interessano, o uno alla volta se vuoi. 
Se desideri invece pagare con bonifico bancario, scrivi una mail a info@associazionemetas.it
Oppure puoi pagare direttamente con PayPal

Il viaggio creativo è una proposta anche per équipe di lavoro: contattaci per saperne di più! Oltre alla formazione Il Viaggio Creativo, sono attivi percorsi di Formazione Online, gli Spazi di Riflessione e le Supervisioni Pedagogiche.
Per saperne di più puoi guardare qui il video di presentazione che abbiamo fatto per passare di mano in mano queste occasioni racchiuse in piccoli gusci, opercoli carichi di semi.

Il mio zaino

Durante la diretta facebook ci siamo dedicate ad una attività creativa per creare il nostro zaino della ripartenza. (Se te la sei persa la trovi a questo link e fare anche tu l’attività!). Con pochi strumenti ognuno ha potuto scovare gli elementi che compongono il suo zaino!
Lo zaino è un contenitore che permette di accogliere, conservare, fare spazio ai pesi ma anche alle risorse e agli strumenti utili al cammino.
Nel mio riconosco subito la sicurezza della pietra come materiale solido, una roccia in posizione centrale nel foglio, che mi ricorda di guardare sempre al centro di me quando devo cercare in che direzione andare. Trovo infatti una bussola che mi accompagna nella scalata, resa più agile grazie alla via che vi è indicata sopra e che mi dà sicurezza. Mi porto anche un caschetto che mi protegge da eventuali cadute (perchè potranno esserci ma l’importante è essere protetti) e gli ancoraggi giusti per salire. Mi sono informata e questi strumenti da scalata vengono chiamati “friends”, amici. Perciò sono le relazioni che mi aiuteranno nei momenti difficili. Vedo un mondo che sta cambiando nel processo naturale delle cose, e questo a volte mi fa volte fa paura, però il camaleonte mi ricorda che mi posso adattare ad ogni situazione cambiando il colore della pelle. Cosa significa per me? Ci vedo una nuova possibilità di essere me stessa: senza aggrapparmi ad un ruolo o una maschera, nel senso di “persona” come la definiva il caro Jung, posso attingere alle mie diverse competenze personali e professionali e fluire nelle diverse situazioni. Questo significa essere libera di dare valore a me stessa e al mio bagaglio, ovunque mi trovi. Se guardo in alto poi, vedo il cielo, con i movimenti lunari, anch’essi sono per me un’ispirazione: la luna è sempre la stessa ma cambia posizione nel cielo, mentre mostra a noi facce diverse. Talvolta è sottile e leggera, altre volte è piena e forte della sua presenza ci inonda di luce. Guardo in alto anche per ricordarmi che la mia vera guida nel cammino che mi aspetta sono i miei desideri, le mie passioni, i valori in cui credo e che non devo mai perdere di vista.

Se sei un educatore, un insegnante o hai un ruolo educativo in generale e vuoi provare anche tu questo metodo formativo che unisce l’arteterapia alla pedagogia, per regalarti uno spazio di riflessione su questo momento che stiamo vivendo, invia una mail a info@associazionemetas.it e iscriviti al percorso! Sarà un modo creativo per partire con il bagaglio giusto in questo anno scolastico che inizia. Ti ricordo che questo percorso è abbinato alla formazione online LA RELAZIONE EDUCATIVA, se ti può interessare puoi trovare informazioni qui.

Il viaggio creativo

A settembre comincia un nuovo cammino, come tutti i settembre per chi fa un lavoro educativo che sia un educatore, un insegnante, un operatore che lavora nelle scuole ma anche nei servizi educativi, sociali o sanitari in genere. Questa volta però il sentiero ci sembra un po’ più in salita del solito, ci vuole un buon equipaggiamento per partire questa volta. Lo zaino è lì che ci aspetta, ma cosa ci metteremo dentro quest’anno? Quali competenze? Quali abilità? Ma anche quali sogni e passioni personali?
E soprattutto quali insegnamenti di cui abbiamo fatto necessariamente tesoro in questi ultimi e difficili mesi?
Non è facile rispondere a queste domande vero? No non lo è perché non sempre le risposte arrivano dalla mente razionale e cognitiva, quella che mettiamo al primo posto in tutto! In effetti non sempre lei conosce le risposte!
Ma allora chi le conosce? Dove trovarle?
Ecco ci sono luoghi dentro di noi che le risposte le hanno già e che vanno semplicemente contattati per poterle ricevere. Come fare?
Semplice, utilizzando linguaggi diversi per fare le domande e strategie nuove per coglierle.
Ed ecco che allora accanto alla pedagogia entra in campo l’arteterapia, per fornirle un nuovo linguaggio adatto a indagare situazioni nuove come quelle che stiamo vivendo (parliamo proprio di vissuto).

Ecco perché abbiamo pensato ad una formazione sulla RELAZIONE EDUCATIVA che facesse incontrare queste due discipline. L’hai già acquistata? Che tu l’abbia acquistata o meno, c’è un’altra novità che ti aspetta! Abbiamo pensato ad un VIAGGIO CREATIVO con tappe esplorative da fare insieme, online, dal vivo, via mail, con il gruppo facebook!
(Sì anche qui utilizziamo diversi linguaggi, per sondare e valorizzare le loro potenzialità! Si perché la conoscenza non è solo nel contenuto, ma anche nel contenitore. Ci avevi mai pensato?)

Allora vogliamo presentarti la prima tappa di questo viaggio, dedicata allo ZAINO come contenitore metaforico di ciò che ci servirà avere come bagaglio per questa nuova partenza.
Ti aspettiamo per provare qualcosa di nuovo! Questa volta non ti basterà solo utilizzare occhi e orecchie, questa volta devi preparare anche un foglio, una matita, una rivista, forbici e colla! Mettiamo subito all’opera la nostra mente con un linguaggio nuovo!

La diretta è gratuita!
Ti aspettiamo giovedì 27 agosto alle 17.30 sulla pagina facebook per scoprire le novità che abbiamo in serbo per accompagnarti in questo viaggio!

La relazione educativa

Oggi alle 17.30 su zoom, la mia pagina facebook e il mio canale youtube, presenterò insieme alla pedagogista Anna Gatti dell’Associazione Metas, il corso formativo “LA RELAZIONE EDUCATIVA”.

Il corso è frutto di un incontro proficuo fra due discipline diverse ma affini: la pedagogia e l’arteterapia. E’ stato pensato per educatori, insegnanti e professionisti che si occupano di educazione. Coloro che nelle diverse fasi di questa emergenza sanitaria, si interrogano su come comprendere e affinare lo sguardo sul senso educativo dei propri interventi.

Abbiamo visto cambiare il canale comunicativo ed espressivo dei nostri diversi ruoli educativi e adesso viviamo nell’incertezza di come verranno ricostruiti nel prossimo futuro. Il percorso nasce dalla convinzione che è solo partendo da noi stessi che possiamo essere una buona presenza per i nostri utenti, questo vale sempre, ma in questo periodo ancor di più. L’incertezza, la paura, lo stress e tutte le emozioni legate a questo periodo straordinario, possono essere degli alleati se li integriamo nel nostro vissuto e impariamo da essi qualcosa: se li trasformiamo.
Ma come si fa? Sotto trovi il video di presentazione del corso.
E qui la pagina per acquistarlo con uno sconto speciale fino alle ore 00.00 del 15/7 !

Viviana

IL CERCHIO DELL’INCONTRO

Il 29 giugno 2019 è stata una giornata memorabile.
300 per la TIN è stata un’iniziativa multipla che ha permesso a tutte le persone intervenute di assaggiare la bellezza di esserci per una buona causa!
Quando mi è stato chiesto di pensare ad un laboratorio creativo dedicato a questa iniziativa mi è subito arrivata alla mente l’immagine del cerchio. Il cerchio come incontro, il cerchio come ruota di bicicletta (o meglio dire spin bike), il cerchio come contenitore di emozioni e colori, il cerchio come vita che si rinnova e non per ultimo il cerchio dell’iride dell’occhio, che rappresentava la finalità della raccolta fondi. Da arteterapista conosco il significato simbolico universale di questa forma ricorrente in natura ma anche in numerose culture e tradizioni: una forma ideale, priva di inizio e fine, simbolo di interezza e continuità infinita, che può comunicare armonia e benessere e molto altro.
Per questo insieme alle volontarie dell’Associazione per l’Aiuto al Neonato di Bergamo abbiamo organizzato un laboratorio creativo con materiali diversificati suddivisi per colore, dove i bambini hanno sperimentato e gli adulti riscoperto, il tempo dello stare insieme colorando. È stato un pomeriggio dedicato allo sport, alla solidarietà e alla condivisione, che parallelamente sono state riversate nella creazione di due mandala collettivi, che rappresentano l’iride e la ruota della bicicletta, donati rispettivamente come testimonianza dell’evento e del suo significato collettivo, al reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e alla palestra Perform Sport Medical Center che ha ospitato la maratona di spinnig promossa da Pedalare per la Vita.
L’arte è un mezzo di libertà che ha un importante effetto di benessere su chi si sporca le mani e si mette in gioco concretamente, come è stato nel pomeriggio del 29 giugno di un anno fa. Un’opera però parla a tutti anche dopo, come oggetto fruito, soprattutto se esposto in luoghi della cura come l’ospedale e la palestra. Due modi di curare diversi, ma entrambi rivolti alla persona e al suo benessere psicofisico.
Sono fiduciosa perciò che i due mandala creati quel giorno, oggi continuino a testimoniare il processo creativo, emotivo, di trasformazione e di speranza che tutti abbiamo vissuto quel giorno e che possano traghettare queste emozioni condivise anche in futuro.

Vuoto e Pieno

“La Forma non è differente dal vuoto,
il vuoto non è differente dalla forma,
eppure la forma è forma e il vuoto e vuoto”

Sutra del cuore

In questo momento di fermo, dove tutto ci sembra talvolta perduto: la libertà di muoverci, di fare cose, di lavorare, di aggregarci, crea un vuoto dentro e fuori di noi. Perché tutto ciò che accade fuori rispecchia qualcosa che è dentro di noi. Noi siamo collegati a tutto e a tutti, interconnessi e quindi ciò che sentiamo e proviamo è lo specchio di ciò che fuori accade e viceversa. Ci sono infatti cose che ci toccano più di altre, parole, situazioni, vissuti, mancanze.

Il vuoto riecheggia il pieno a cui eravamo abituati, ce lo fa sentire più forte come mancanza, ma anche come valore e significato. Ora che lo vediamo da lontano quel pieno, la distanza ci aiuta a dare significato a ciò che forse davamo per scontato. Non è facile perché fa soffrire e ci fa sentire soli. Ma quella sofferenza ci dice qualcosa di noi che forse abbiamo l’opportunità di sapere. In ogni cosa c’è un’ombra e una luce, in ogni opera c’è un nero ma anche un bianco e talvolta l’uno prende il posto dell’altro e insieme ci danno un quadro più completo. Oggi sentiamo forte la presenza dell’ombra, ma l’ombra c’è sempre stata era lì e noi non volevamo vederla, in realtà fa più paura non vedere che assistere alla verità. La verità è a volte amara ma è reale, è ciò che c’è ed è lì da vedere e perciò si può gestire. Ciò che non vedo e che è sconosciuto mi agisce e perciò crea maggiore angoscia.

Ma cosa ce ne facciamo ora che il vuoto è lì davanti a noi? Dentro di noi e fuori di noi e dentro gli altri? Un vuoto che si è fatto sentire collettivo e si è manifestato in gesti e parole che abbiamo forse giudicato o deriso ma che in fondo sono parte di ognuno e di tutti. C’è chi li ha esplicitati e chi li porta dentro come un macigno. Sono emozioni ataviche che ci uniscono come parte di un’umanità che si espande nel tempo e nello spazio.  Però di queste emozioni dobbiamo farcene qualcosa, altrimenti il vuoto si trasforma in buco nero che assorbe tutto indistintamente e che non produce niente. (O almeno questo è quello che pensiamo, e chissà se in un altro luogo e in un altro tempo, quello che risucchia lo trasforma digerito e diventa terreno fertile da qualche altra parte nell’universo).

Ma adesso noi siamo qui e dobbiamo occuparci di questo nostro sentire e dargli una forma e un nome per poterlo ri-conoscere per vedere se da esso può venire fuori qualcosa di buono e qualcosa di nuovo. Dobbiamo prenderlo e renderlo visibile, toccabile, dicibile. Abbiamo bisogno che abbia dei confini precisi per poter sentire anche quel senso di sicurezza che ci permette di crescere e di aprirci al nuovo. Senza il nostro luogo al sicuro non potremo spiccare il volo un giorno, quando finalmente verrà il momento.

Ora siamo qui e qui dobbiamo fare qualcosa. “Fare” nel senso di usare le mani e muoverle per costruire qualcosa, dare una forma tangibile a questo sentire. Possiamo affidarci al corpo, che è la cosa più reale che abbiamo nel bene e nel male. Possiamo farlo vivere permettergli di trovare in sé uno spiraglio di energia e alimentarla, come si fa con una flebile fiammella soffiandogli sopra ossigeno per farla divampare in qualcosa di più grande. Allora respiriamo e diamo ossigeno alla nostra parte creativa che è lì disponibile a farci vedere qualcosa di nuovo, per farci sentire ancora “potenti” nel senso di persone che possono, nonostante le limitazioni, nonostante il nostro sentirci inermi adesso.

Sappiamo e in questo periodo sentiamo che i confini sono faticosi, ma nello stesso tempo ci danno un senso di sicurezza. Le quattro mura della nostra casa ci stanno strette in questo momento ma a volte le guardiamo e le ringraziamo perché ci tengono al caldo e al sicuro, come fa l’abbraccio di una mamma con il suo bambino. Viste da fuori sono muri di cemento e mattoni ma viste da dentro sono pareti calde che esprimono ciò che siamo attraverso quadri o oggetti che parlano di noi.

Libertà e costrizione, apertura e chiusura, bianco e nero sono due facce della stessa medaglia.
Esistono entrambe e se le accogliamo ognuna con la sua fatica e la sua opportunità, possiamo vedere un’evoluzione, un germoglio che ci può portare da qualche altra parte, a qualcosa di nuovo. Possiamo uscire dalla dualità, ampliando il campo e dando possibilità ad una terza possibilità di farsi presenza. Questo ci permette di non sentirci bloccati ma anzi di muoverci, perché contattiamo una parte vitale dentro di noi che possiamo coltivare proprio in questi momenti difficili: la creatività. Il pensiero divergente che mescola tutto e inventa forme nuove, che ci fa conoscere cose diverse di noi e degli altri, che ci fa vedere in noi e negli altri la ricchezza della molteplicità di idee, sguardi, parole, pensieri, emozioni. Che oggi ci fa fare cose nuove oppure cose vecchie in un modo nuovo oppure percependone un nuovo sapore.

Viviamo in un limite e lo sentiamo molto forte è vero, ma è lì che nasce la possibilità. Non è arrendersi, è accettare di essere fermi per poter adesso muoverci in un modo altro. Anche se non l’abbiamo scelto, anche se non lo vogliamo, stiamo qui e adesso cogliamo questa opportunità perchè poi quando si potrà fare, andare, essere… Potremo portare nel modo là fuori qualcosa che prima non c’era.

Io da parte mia ho un canale che vorrei tanto usare in questo momento in cui sarebbe così utile, ma non posso farlo: l’arte come possibilità di benessere e cura.
Per questo motivo nel prossimo post pubblicherò un suggerimento per fare un’opera nella propria casa. Anche se non è la stessa cosa, è una cosa diversa ma adesso ha lo spazio di nascere.

Restiamo a casa,
restiamo,
stiamo.

Viviana

Parola di Mandala

“Apri” è un’esortazione e un invito…
La possibilità di accedere a un mondo interno, anzi ad un centro,
al nostro centro.
In un laboratorio di arteterapia si può incontrare il “Mandala“.
Ci si trova così attorno a un tavolo per condividere un pensiero o una visione, che si rivolge all’interno, o per meglio dire, all’interiore. Lo strumento che aiuta a guardare dentro di noi è proprio lui, il cerchio magico.
La parola magia spesso è foriera di fraintendimenti. Nel mio pensiero è soltanto una delle dimensioni di questo mondo. Ci siamo assestati sul ragionamento cognitivo o scientifico come modalità per conoscere la realtà. Ma non è certamente l’unico modo, è solo uno degli strumenti possibili, la stessa realtà non è una, ma è molteplice, diversificata, e a volte ci sembra anche magica… Se per magia intendiamo qualcosa di imprevedibile, misterioso e … colorato.
Ma come si fa allora a conoscere e a conoscersi?
Una delle possibilità è il Mandala. Esso è come uno specchio, che riflette l’immagine interiori di noi stessi, nel “qui ed ora”. E’ un simbolo universale e atemporale, che ci accompagna da sempre. Ognuno di noi può scorgerlo nella propria vita se presta attenzione con la parte giusta della mente. La parte destra del nostro cervello, è infatti quella dedicata alla comprensione globale del mondo. E’ la parte che non parcellizza, né analizza, ma invece percepisce: i colori, le emozioni, la musica, le sensazioni… e le arti, che sono importanti strumenti di conoscenza, perchè utilizzano il linguaggio analogico delle emozioni.

In cammino…

Era il 26 di agosto 2015 e a Caldas de Reis finalmente ebbi il tempo e le forze per scrivere ciò che nella mia testa già era qualche giorno che girava. Nella mente sì, ma la mente poi non è altro che corpo. E’ meningi, sinapsi, neuroni, cellule, ossigeno, sangue e acqua. La mente è corpo, e il corpo è tutto. Perciò come spesso accade, separiamo ciò che è sempre stato unito, per poi riunificarlo, pensando di fare così una cosa speciale.
Ma l’essere umano è cosa sola: corpo, mente, muscoli, sangue, cervello, cellule, spirito, anima, pensiero, sensazioni, percezioni, emozioni.
E così il mio corpo, i miei muscoli, i piedi, le gambe e le spalle avevano afferrato dei significati, degli insegnamenti, da quello che poi sarebbe stato il mio secondo Cammino di Santiago. All’inizio, nelle prime tappe, a volte mi sono chiesta “Ma chi me l’ha fatto fare? Perchè sono tornata?” La fatica era tanta, il sole cuoceva la testa e le ore passavano interminabili… Poi finalmente un giorno è successo: “la magia del camino” che avevo incontrato cinque anni fa, si è mostrata.
E da quel giorno ho capito perchè sono ritornata. E perchè ancora ritornerei.
E’ un’avventura quotidiana, che ti mette alla prova, ma che ti fa scoprire che come essere umano sei molto di più di ciò che dai, nell’ordinarietà della tua vita. Non conosciamo fino in fondo le nostre possibilità, le nostre capacità, eppure abbiamo dentro di noi un potenziale e certe esperienze sono in grado di mostrarcelo. Il mistero parzialmente si dispiega. E allora il cammino diventa uno strumento di conoscenza di sé, uno specchio, un percorso evolutivo di consapevolezza. Ma non necessariamente a livello cognitivo, si tratta di un percorso vero, reale e concreto. La metafora si intreccia alla realtà. Sono le gambe che lo fanno, insieme alla mente, a tutto il corpo e allo spirito. Ma appunto noi siamo cosa unica, e quindi… Sono io che lo faccio.
E mentre cammino, mentre percepisco nitidamente, anche grazie al dolore, le parti del mio corpo che agiscono, cambio. Mi modifico, imparo, sento, conosco, dentro e fuori di me.
E così cerco di afferrare quegli insegnamenti, quelle sensazioni vitali e di tradurle in parole, prima parlate, ad alta voce in un momento di solitudine di una mattina di pioggia, sempre in movimento. Poi finalmente provo a metterle per iscritto, e sembra funzionare.
E allora ecco, questa è la mia traduzione azzardata di sentimenti e insegnamenti:
1- Ogni giorno è un cammino, ogni giorno è un’avventura. Ogni giorno si parte per quello che il giorno ha da dare. Ogni giorno va vissuto per ciò che è, per come si presenta, con i suoi ostacoli, le bellezze, le salite e le discese. Essendo semplicemente testimoni. Senza giudizio. Osservando in silenzio ciò che semplicemente è.
2- Ogni cosa va affrontata quando si presenta, e tutto può essere affrontato. Qualunque percorso lo si può intraprendere, sapendo che porterà sempre a casa, alla fine, la sera.
3- Il cammino ha i suoi tempi e sono lenti. Ci vuole pazienza e rispetto delle tappe.
4- Io posso fabbricarmi gli strumenti di cui ho bisogno per affrontare qualsiasi prova. Ne ho tutte le capacità, e il mondo mi offrirà ciò di cui ho bisogno, quando ne avrò bisogno.
5- Se mi metto in gioco e affronto tutte le situazioni, anche le più faticose, poi scopro delle cose di me che non conoscevo, nuove capacità che non avrei conosciuto, altrimenti.
6- La meta ci vuole. Ma deve essere una meta “alta”, prestigiosa, di valore, spirituale. Una meta concreta dura poco, poi si brucia. Una meta “alta” invece è inattaccabile e arricchisce il cuore, illuminando la strada di ogni giorno.
7- E poi… sul cammino si fanno incontri veri, reali e concreti. Incontri con chi, ognuno col proprio perchè, sta camminando insieme a te in questo momento. Nel qui ed ora. Nello stesso luogo. E si sente come te: nel posto giusto al momento giusto, nonostante tutto.
Credo sia questa la vera bellezza. Le relazioni umane. Quelle vere.
Caldas de Reis, Galizia, Spagna. Agosto 2015

 

Semi

Di questi tempi molti episodi di aggressività stanno riempiendo i titoli dei quotidiani e per questo si parla molto di interventi educativi e di educazione per “risolvere” un’emergenza che sembra non avere argini. Noi di educazione ne abbiamo “fatta” tanta e continuiamo a farne. Nonostante ciò crediamo che un dato davvero importante sia la coscienza che ognuno ha di se stesso e del proprio vivere in relazione a ciò che lo circonda.

Crediamo che il mondo adulto debba per primo interrogarsi sul proprio modo di gestire un impulso fisiologico come quello dell’aggressività e della violenza, non solo fisica, ma anche verbale e di pensiero. Prima di additare i giovani, dobbiamo cercare di guardarci noi allo specchio e riconoscere per primi le nostre fragilità, per poterne trarre insegnamento e quindi trasformarle in valore, che può arricchire il nostro ruolo di comunità educante.

Quello di cui si parla poco, però, sono le metodologie che si utilizzano nel campo dell’educazione, non si risolve più tutto, per fortuna, con una sgridata o un discorso verbale. Oggi e ormai da tempo i dispositivi educativi sono cambiati, così come è cambiato il nostro modo di pensare la pedagogia.

Da approcci più “cognitivi” o se vogliamo, logici, stiamo passando (o forse chi lo sa ritornando) ad approcci più concreti e cioè esperienziali, che potremmo definire analogici.

Anche l’apprendimento non è più solo pensato in termini cognitivi e pertanto come qualcosa da aggiungere alla conoscenza e alla mente dei ragazzi, ma si è tornati a considerare l’esperienza come mezzo per la comprensione e l’apprendimento.

Il “fare del corpo” diviene, perciò, processo di crescita e di evoluzione o cambiamento soprattutto se guidato da un’intenzionalità specifica.

fotovivi

In questi percorsi evolutivi, accanto alla pedagogia abbiamo allora anche diverse altre discipline che possono co-costruire un intervento educativo o meglio, un progetto complesso. Consideriamo infatti la complessità come un valore: la possibilità che a partire da un processo si possano ottenere diversi risultati possibili alcuni dei quali anche imprevedibili e proprio per questo molto interessanti.

Citando le nuove scoperte delle neuroscienze sulla plasticità neuronale possiamo certamente affermare che interventi dove è in primis il corpo ad agire siano portatori di potenziali cambiamenti e apprendimenti, non solo per quanto riguarda i bambini o i ragazzi in crescita, ma a tutte le età.

Nel nostro caso specifico, sappiamo che i preadolescenti e gli adolescenti, vivono una delicata ma feconda fase della vita, che potremmo definire una seconda nascita: viene infatti chiamata “nascita sociale”. Se ci mettiamo in un atteggiamento di apertura e di accoglimento senza giudizio, non possiamo nemmeno immaginare quali potenzialità siano insite in un passaggio evolutivo così significativo.

In questa fase è sicuramente interessante fornire ai ragazzi strumenti con cui possano esplorare la consapevolezza di sé e del proprio momento di cambiamento anche imparando a leggere e a conoscere stati emozionali spesso difficilmente riconoscibili e nominabili. Questi stati emotivi, se affrontati con una guida, possono essere elaborati e “mentalizzati”, per essere poi integrati nel proprio vissuto personale.

Gli strumenti per fare questo possono essere di diversa tipologia: alcuni possono favorire l’espressione di sé, altri la riflessione, altri possono facilitare la relazione e quindi la consapevolezza sul proprio e altrui comportamento e sulle origini di quest’ultimo.

Nel nostro lavoro sul campo a contatto coi ragazzi riflettiamo, infatti, sul fatto che alcune manifestazioni di disagio legate all’adattamento ad esempio alla quotidianità scolastica possano essere l’espressione di un malessere personale, sociale o famigliare. Gli effetti di questo magma interiore non elaborato, sono talvolta visibili nella gestione faticosa dell’emotività e di conseguenza influiscono sul comportamento e sulle relazioni con gli altri.

Siamo convinti però che un malessere, piccolo o grande che sia, debba trovare uno spazio di ascolto e accoglimento per poter essere elaborato e diventare un’occasione di trasformazione e di accesso a nuove risorse e opportunità che la fase adolescenziale porta obbligatoriamente con sé.

Per affrontare tematiche emotive e relazionali si possono perciò utilizzare tecniche concrete come modalità espressive che utilizzano lo strumento del linguaggio analogico, non-verbale, immaginativo o manipolativo, per favorire l’espressione di se stessi, la rielaborazione dei contenuti interni e valorizzare le risorse personali.

Per questo li chiamiamo “percorsi esperienziali”, perché sono cammini di crescita, che presuppongono un tempo e uno spazio reale in cui le cose possono accadere. Un tempo in cui i ragazzi possano fare esperienza concreta e riflettere attraverso il ragionamento logico ma contemporaneamente anche apprendere in una modalità più interna e meno visibile, non per questo meno significativa. Ed ecco che entra in gioco il tema dell’imprevedibilità: ciò che attiviamo in loro può essere un seme che resta dentro di loro e che la vita stessa fornirà l’occasione giusta perché germogli. Una seme di speranza per loro ma soprattutto per il mondo delle future relazioni.

Grazie a questi “percorsi esperienziali” i ragazzi possono mettere in gioco loro stessi in modo autentico, all’interno di un contesto accogliente e potenzialmente trasformativo. La finalità di questi percorsi è perciò quella di condurli nella direzione di una maggiore consapevolezza, per integrare corpo e mente, agito e verbale, pensiero e vissuto: tutte parti in evoluzione nella fase adolescenziale e preadolescenziale.

Possono allora essere affrontati in maniera trasversale tematiche quali: la giusta distanza fra sé e l’altro, i limiti e i confini nella relazione, la consapevolezza del proprio modo di stare in relazione, l’integrazione di cuore, testa e corporeità, il rispetto di sé e dell’altro.

Solo considerando gli adolescenti come persone ricche di risorse e potenzialità, possiamo essere a loro vicini, per accompagnarli in un processo di crescita che sia l’inizio di un viaggio che li porterà alla vita adulta.

 

 

Il mio articolo originale si trova sul sito del progetto: Ciak si gira! Attrezzi multimediali contro il bullismo.